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  • Ass. Tramoontana

LAUREARSI DURANTE UNA PANDEMIA



(… prologo …)

"State facendo la Storia. Siete i primi a laurearsi a distanza… ma spero anche che sarete gli ultimi a doverlo fare," ha esordito il presidente della mia commissione di laurea. "Da oggi avrete qualcosa in più da raccontare ai vostri figli e nipoti".

Ogni tanto quasi dimentico di essermi laureato per davvero. Tutto sembra ormai così irreale che anche un evento del genere sembra far parte di un sogno troppo lungo dal quale non mi sono ancora svegliato.


(… zoom …)


Una mattina mi sono alzato, ho fatto la doccia, ho messo su una camicia che avevo già nell'armadio, mi sono seduto al computer, e mi sono laureato. Così. Senza muovermi di casa.

Pochi minuti dopo era già tutto finito. Il voto, i miei che esultano ad alta voce e io che li zittisco con lo sguardo perché avevo ancora webcam e microfono accesi. Chiudo la riunione, entrano i miei fratelli in camera, mia sorella mi porta la corona, fatta da mia zia con l'alloro del giardino. Anche i fiorai sono chiusi, dopotutto.



(... piano-sequenza …)


E ora? Quasi non mi sembra vero. Ho passato quasi tutti i miei venticinque anni iscritto a una scuola o università di qualche tipo, e ora che non lo sono più non riesco ancora a capire chi sono davvero, cosa rimane di me una volta tolto lo studente.

È un periodo strano quello in cui viviamo. Questa emergenza fa sembrare il futuro come qualcosa di sempre più vago e lontano, un luogo non meglio precisato che difficilmente raggiungeremo e per cui non vale la pena fare programmi. Cosa importa essersi laureati quando il mondo sembra stia per finire da un giorno all’altro?

Ogni tanto la mia mente inciampa e mi fa dimenticare quanto sia assurdo non poter uscire di casa, non poter vedere amici e parenti, non poter viaggiare. Non abbiamo forse vissuto sempre così? Ed è lì che mi accorgo che tutto questo ora sta diventando la nostra nuova normalità. Non è così difficile immaginare le conseguenze di questa quarantena, soprattutto se verrà prolungata: avremo nuove abitudini (non toccarti la faccia, lavati spesso le mani), nuove regole (stai a un metro di distanza dagli altri, esci solo se necessario), nuove paure (fai scorta di cibo non deperibile, fai in modo di avere sempre del disinfettante). Cicatrici di questi mesi, ma che diventeranno forse così profonde da rimanere per sempre nella mente di chi questo periodo lo sta vivendo sulla propria pelle. Quasi come quei nonni che hanno vissuto la guerra e abbiamo considerato sempre un po’ strani e antiquati.

Questo sarebbe il punto giusto per inserire una nota positiva, ma la verità è che pensare che tutto si risolverà a breve e andrà per il meglio non mi viene naturale.

In venticinque anni ho visto il mondo devastato da attentati terroristici, crisi finanziarie, colpi di stato, derive autoritarie, cambiamenti climatici disastrosi, e ora anche una pandemia. Non credo sia difficile immaginare quanta poca fiducia le persone della mia età ripongano nel futuro e quanto siamo stanchi di far parte della Storia.

Però almeno mi sono laureato.


Autore

Jules

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