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  • Ass. Tramoontana

UNA PASSAT GRIGIA E 997 KM


(...prologo…)

Seduto sul sedile posteriore, circondato da quattro scatoloni e il cuscino del mio letto non capivo se essere felice o impaurito dall’idea di iniziare un nuovo capitolo delle mia vita. Ero in viaggio verso Milano e i miei pensieri erano per lo più rivolti ai miei genitori, spaventati più di me nel pensare che avrei cominciato a vivere in uno spazio tutto mio, senza di loro, e al dover affrontare quasi tutte le problematiche di un ragazzo di diciannove anni che stava per cominciare il suo percorso universitario, più solo.


(...piano-sequenza…)


Nonostante tutto ho sempre saputo quello che volevo fare: ho avuto la fortuna di avere una passione che mi ha guidato negli anni ed è stata proprio lei, unita alla mia testardaggine e alla mia caparbietà, a permettermi di realizzare il sogno per il quale ho deciso di lasciare la mia terra e i miei affetti: diventare un fotografo professionista.

Ricordo con molta tenerezza e consapevolezza come la mia famiglia, già da ragazzino, mi abbia sempre aiutato a coltivare la mia passione che allora potevo sviluppare solo a livello amatoriale. Ricordo tutte le volte in cui ho chiesto a mia madre di accompagnarmi nelle location scelte per scattare le mie prime foto, spesso dopo qualche chilometro di auto o tutte le volte che chiamavo zia Annalisa per acconciature e trucco; ma il momento più bello è sicuramente ricordare mamma realizzare con le sue mani veri e propri abiti per le amiche che si prestavano come modelle.

Quando parlai a papà della mia volontà di studiare a Milano, inizialmente mi guardò con gli occhi pieni di sconforto, per i dubbi e le preoccupazioni che ne sarebbero derivati: ma si sa, un genitore sarebbe disposto a qualsiasi cosa per la felicità dei propri figli.

Ho scelto la facoltà di Graphic Design poichè, abbracciando in toto la mia passione per la fotografia, volevo includere tutti gli aspetti legati al mondo della comunicazione visiva.

I tre anni di studio lontani da casa hanno avuto, come per tutti, alti e bassi, momenti belli e brutti, di gioia, soddisfazione, ma anche sconforto, in cui ho pensato che sarebbe stato più facile lasciar tutto e tornare alle certezze e alla stabilità di casa mia: pensavo a tutti i sacrifici dei miei genitori per permettermi di studiare e vivere lontano da casa e ritrovavo sempre l’energia per proseguire.


Sono passati cinque anni, credo non cambierei nulla della mia vita e sarei pronto a rifare le stesse scelte che mi hanno portato fin qui. Nonostante la forte mancanza della mia famiglia e dei miei amici più stretti, ho rinchiuso la mia vita a Mesagne in un capitolo a cui rimarrò sempre fedele e che rileggerò sempre con molto sentimento; ora Milano rappresenta per me sia la città che mi sta permettendo di realizzare il mio sogno sia una nuova casa in cui conoscere me stesso e sentirmi libero.


(...epilogo…)


La scelta di lasciare il mio paese è stata guidata dal fatto che per la tipologia di lavoro a cui volevo approcciarmi, sapevo quello che mi avrebbe potuto offrire una città metropolitana e cosmopolita come Milano, fulcro della moda, del design e di tutto ciò che concerne l’immagine visiva. Milano è stata per me un continuo punto di ispirazione sin dal primo giorno in cui ho cominciato a viverci: è magica, mossa da una continua forza, dalla voglia di fare e mettersi in gioco. La caratteristica che più apprezzo è la sua frenesia che mi ha spronato a rimanere sempre al passo per voler raggiungere un obiettivo e molto spesso a pensare con lungimiranza per superarla. Son contento di ciò che son riuscito a realizzare in questo tempo, sia a livello lavorativo che personale: oltre a un’indipendenza economica ho trovato persone che sono diventate la mia nuova famiglia e alle quali sono molto affezionato.

La mia vita a Mesagne rimarrà sempre la radice che continuerà a far crescere il mio albero, il porto sicuro nel quale tornare e ritrovare la certezza dei miei genitori e dei miei amici, tra i più presenti anche se lontani.



Autore

Marco Pionato

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